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7 cose che ho imparato dalla Ciemmona di Bari maggio 2017

Ciemmona di Bari maggio 2017Ciemmona di Bari maggio 2017: ancora non si è spenta l’eco dell’ultima Ciemmona, la Critical Mass Interplanetaria che per la prima volta quest’anno era ospitata da una città del Sud: Bari, dal 26 al 28 maggio, si è trasformata nella Capitale della bicicletta con migliaia di ciclisti provenienti da tutta Italia e anche dall’estero.

Tutti insieme per ribadire la necessità di cambiare strada perché una mobilità basata sul trasporto privato motorizzato è il modello che viene propagandato, la grande illusione di “libertà, spazi sconfinati, territori inesplorati” che si scontra con la realtà di un abitacolo ipertecnologico fatto per un mezzo che sta fermo per il 90 per cento del suo ciclo di vita, consuma risorse, sottrae spazio pubblico alla collettività ed è una scommessa a perdere sul futuro della mobilità nuova. Ecco le 7 cose che, da ciclista urbano e attivista per la bicicletta, ho imparato partecipando alla Ciemmona di Bari.

1. L’intermodalità va migliorata

In Italia abbiamo ancora un serio problema con l’intermodalità bici+treno, fatta salva qualche rara eccezione, perché in definitiva se vuoi trasportare una bici da viaggio intera senza smontarla e vuoi muoverti su un treno ad alta velocità non puoi farlo: nella migliore delle ipotesi ti attendono ore di Regionali, cambi obbligati e coincidenze assurde. Anche per questo a Bari si sono viste molte bici pieghevoli, le uniche che possono essere trasportate con relativa facilità su tutti i mezzi. Ecco: è necessario che tutte le bici possano diventare facili da trasportare su tutti i mezzi, come le pieghevoli: stiamo pedalando anche per questo.

L’intermodalità va migliorata

2. Più pedali, più sicuri

Il concetto di safety in numbers è ormai diventato uno standard per spiegare anche ai profani di bici che la sicurezza di chi pedala aumenta all’aumentare del numero di ciclisti: una massiccia presenza di ciclisti sulle strade li rende tutti più protetti e meno vulnerabili alle insidie stradali. A Bari la Ciemmona ha dimostrato che quando le bici si riappropriano delle strade la città diventa più vivibile per tutti: dagli anziani ai bambini.

Più pedali, più sicuri

3. La felicità in sella

Che pedalare faccia bene all’umore è cosa nota: ma io alla Ciemmona di Bari ho visto proprio la contentezza stampata sul volto delle persone, perché se pedalare è bello farlo con chi condivide la tua voglia di cambiare il mondo in sella alla bicicletta non ha prezzo. Sorrisi di persone di tutte le età, accenti che si mescolavano e un mare di biciclette.

La felicità in sella

4. Lungomare liberato

Il terzo giorno la Criticalmare, pedalata verso le spiagge a Sud di Bari, ha disegnato un lungo serpentone di bici colorate e festose sul lungomare che – almeno per una mezza giornata – è stato liberato dalle auto. Peraltro in un contesto in cui si ha l’abitudine di parcheggiare quasi in spiaggia per fare il bagno: il concetto di “litoranea” da noi è associato a quello di “autostrada sul mare”; alla Ciemmona ho visto con i miei occhi che un lungomare liberato dai motori è una meraviglia.

Lungomare liberato

5. La giusta distanza

La Rete delle Ciclofficine Popolari di Roma, in occasione della Ciemmona di Bari, ha realizzato una maglietta gialla per invocare il rispetto della distanza di sicurezza di almeno 1,5 metri in fase di sorpasso da parte dei mezzi a motore: purtroppo ho invece constatato anche in quell’occasione che chi guida, nella maggior parte dei casi, continua a non mantenere la giusta distanza.

La giusta distanza

6. Le bici possono volare

In più occasioni le soste tra una pedalata e l’altra sono state l’occasione per portare le bici verso il cielo e ribadire il concetto che “noi siamo il traffico”: alla Ciemmona di Bari ho imparato che anche le bici possono volare.

Le bici possono volare

7. Nessuno è straniero

Sembra scontato ma non è così: sul ponte strallato che collega la parte Sud con il Nord della città campeggia una scritta che recita: “Welcome to Bari, a city of chanches where no one is a foreigner”. Vedere questo ponte riempito di biciclette di ogni forma e misura e di pedalatori diversissimi tra loro ma accomunati dal loro grande amore per la bici mi ha convinto che a Bari nessuno è straniero ma anche in bici chi pedala può contare sempre su chi gli sta accanto.

Nessuno è straniero

Sabato scorso, nel bel mezzo della Ciemmona, è stata ufficializzata la notizia delle dimissioni da Bike Manager di Roma di Paolo Bellino: mettere mano alla ciclabilità della Capitale è un’impresa titanica, specie se ci si deve scontrare ogni giorno contro il muro di gomma della burocrazia, dove a comandare è il potere di firma dei dirigenti che alligna nel corpaccione degli uffici tecnici.

Intanto a Roma, così come nelle altre città d’Italia, in bici si continua a morire su strade regolate da un Codice che attende di essere riformato da tempo e che, giorno dopo giorno, vede sfumare la possibilità di essere calendarizzato al Senato, dove è stato trasmesso dopo l’approvazione della Camera, ormai nel lontano ottobre 2014. Lo ribadisce la Fiab con la campagna social #CodiceDiSicurezza: misure a tutela di ciclisti e pedoni sono oggi più che mai necessarie. Queste cose non le ho imparate alla Ciemmona di Bari: le sperimento ogni giorno sulla mia pelle, quando pedalo per spostarmi in città e vedo un ambiente ostile per chi è in bici.

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